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Eugenio Sgaravatti alla biblioteca Angelica dal 16 al 23 maggio

 

Eugenio Sgaravatti

"Arte sotto i libri"

Video vernissage e performance di Pilar Castel e di Elvira Giannini
http://www.youtube.com/watch?v=nWg493QwCNQ

http://www.youtube.com/watch?v=vY7Sgv_U2_s

http://www.youtube.com/watch?v=QgAU8ttKj5w



 

 

Con un titolo fantasioso "Arte sotto i libri" nella "notte dei musei" si intende inaugurare un nuovo percorso artistico di esposizioni che esulano dal consueto uso che si fa in occasioni del genere. Il nome stesso indica il luogo deputato che si trova proprio sotto, all’ingresso della biblioteca, da qui il senso del titolo. Un contesto difficile ma che invece può corrispondere bene per alcuni generi di arte che ultimamente caratterizzano le rassegne espositive. Le esperienze di viaggio e le conoscenze umanistiche indicato in Eugenio Sgaravatti un artista "naturale" per questa istallazione. Personaggio originale dalle esperienze poliedriche e dalle molteplici espressioni, ben compenetra con uno spazio inconsueto come quello trovato alla Biblioteca Angelica. "Sudoku" è una sua grande composizione che primeggia per dimensioni, imponenza che detta il senso di colloquio che ha con il visitatore. Tavole strette e lunghe lasciate penzoloni attaccate ad una catena echeggiano motivi che troviamo nelle espressioni artistiche primordiali di popoli antichi. Un segno evidente di enucleazione storica che un manufatto semplice ed essenziale esprime in tutta la sua evidenza. L’aria intorno o meglio il vento, possono variare l’aspetto del tenue colore steso sulla superficie solcata da una fitta trama di tagli. Una composizione eseguita come se fosse un gioco fatto da una ripetitività di tavole simili, elementi uguali tesi a sottolineare una dinamica ossessiva come quella della vita contemporanea.

Eugeni Sgaravatti nel suo studio dipinge ad olio vernici acriliche metallizzate, usa resine poliuretaniche su supporti di tela, carte, legno, metallo ed altro in tutta libertà ma sempre seguendo un criterio. Un linguaggio soggettivo che evidenzia una grande ricchezza personale in materiali umili, comuni, di recupero, una modestia per un alto messaggio umano alto.

Giovanni Lauricella

Sabato 20 h.18 "PRESEPEVIVENTE" performance di Gianni Piacentini

Giovedi 11 dicembre 2008 alle ore 19,00 Bibliothè Contemporary Art (biblioteca indologica e galleria d’arte contemporanea) in collaborazione con Planet Art (galleria d’arte di New Delhi) inaugura la mostra Krishna a cura di Francesca Pietracci e Chandan Cakravorty nella rilassante atmosfera di Bibliothè in via Celsa 4/5 (vicino Piazza del Gesù).

12 saranno le opere esposte che, realizzate in vari formati e tecniche differenti, verranno riunite per la prima volta a Roma in una collettiva nata da un workshop artistico svoltosi a New Delhi il 10 agosto 2008. Un incontro creativo tra India e Italia, 12 gli artisti partecipanti, 11 indiani e un solo italiano che si sono cimentati nell’esprimere su tela un concetto spirituale di vastissima importanza nella filosofia induista, quello di Krishna. L’ottava incarnazione di Vishnu, nonché il supremo aspetto di Dio per i vaisnava è infatti una delle rappresentazioni della divinità più popolari e venerate nel subcontinente.

Gli artisti: Amarendra Moharana, Biblab Biswas, Chandan Das, Dinabandhu Marandi, Kumar Ranjan, Prittam Priyalochan, Samiran Mazumdar, Sanjib Singha,Sanjay Biswal, Sukanta Biswas, Ranjet Kumar, Enzo Barchi.

All’interno dello spazio espositivo saranno presentate anche le foto che hanno documentato lo svolgimento del workshop a New Delhi (fotografie di Giorgia Barchi e Mauro Aquilanti) oltre alle interviste fatte ai vari artisti, nelle quali si è posta grande attenzione all’analisi delle vie con cui un artista si predispone a ritrarre la forma della realtà spirituale.

L’ingresso sarà gratuito e le opere potranno essere acquistate dai visitatori.

 

 

 

"Il falso Ego"
Psicografia

di Enzo Barchi

                              dal 9 novembre al 15 novembre h.10-13. 15-18.

Vernissage 9 nov. h.18,30

Opere ad olio, foto ed istallazione dal titolo "Triplice copertura", con testi critici di Francesca Pietracci. A cura di Giovanni Lauricella

 

 

Enzo Barchi non è accumunabile ad una consueta categoria di artista, prima di accostarsi alle sue opere bisogna fare i conti con un altra dimensione che echeggia in un altro mondo o in un altra vita. Richiede uno sforzo di approccio preliminare per una ricerca che viene da lontano e che lontano ti porta se vuoi affrontare tale percorso. Un messaggio che pensarlo non è cosa semplice. Profondamente legato allo spirito religioso indiano le sue manifestazioni artistiche sono espressione di tale complessità che si ramificano in molteplici sfaccettature di ricerche psichiche.

I suoi quadri non sono semplici raffigurazioni richiedono una precondizione, un passaggio che va oltre, come se superando quella "membrana" quel "limite" in più che ti propone la superficie pittorica puoi affrontare la profondità che ti fa scoprire una segreta via indicata.

Un gioco sottile fatto di apparenti colori su figure abilmente rappresentate, un istallazione completerà la sua esposizione.

 

Ingresso ad invito.

 

Cosimo Angeleri

Esiste un mondo fatto di una dimensione oltre la materia, non è metafisica ma le espressioni che si trovano nelle opere di Cosimo Angeleri.

Prosegue ed evolve quel discorso iniziato da Robert Rauschenberg con la "combine -painting" elaborando una "combine-materials" fatta di riciclo di materiali di scarto. Tracce di un passato che diventano presente, rifiuti rejetti che aleggiano come un monito di crudeltà estetica, un messaggio che spazia per ambiti poetici e filosofici, per riflessi sonori e le più insidiose fantasmagorie. L'acume di tale perspicacia sta negli oggetti "ritrovati" resi portatori di uno spettrale contenuto formale che sorprende lo spettatore perchè in fondo sono pezzi di legno e polistirolo, cartoni e fil di ferro, inutili oggetti rappresentati a portatori di pregnanza artistica. Un ruolo di composizione che apparentemente non regge, non sono elementi di piacere, fuggono dalla nostra coscienza, sono avversi.

Una dialettica non di primo impatto, sono opere che mandano un messaggio analitico che bisogna scamdagliare con attenzione. Un artista difficile che si arrampica lungo crinali rischiosi non facili da capire.

 

 

Bato

Bato esprime pienamente quel gesto autoritario che grandi artisti in passato hanno proposto con grande maestria.

Fa come Bacon, con rapide pennellate trova una composizione analitica come se fosse intercettata a intuito rabdomantico, una pittura che ti coinvolge in un riflessione sul messaggio emanato. Un gesto molto maturo, come se fosse consumato dal tempo. Prevalentemente bidimensionale insiste sino alla smaterializzazione delle forme, in molti casi si può parlare di segno o di gestualità.

Quando non sono dei monocromi non usa molti colori, demanda allo spettatore la specifica elaborazione. Opere che si devono attentamente guardare per poi trovarne l'effettiva chiave di lettura come se fosse un rimando ad un tempo successivo o come un assimilabilità che perdura.

"DALL’IMMAGINE AL MOVIMENTO AL SUONO: un triangolo di emozioni di Deborah Messina, danza e Maria Palumbo, spinetta"

Clicca nel menu alla tua sinistra su Inci/pit              

             

 

Video "A.s.p." dedicato a personale di Giuseppe Penone a villa 

Pelle di cedro, è l'opera di Penone sulla quale Elena Clerici esegue una performace tipica "A.s.p."

 

e per quanto riguarda tutto il resto andatevene nelle Caverne

Caverne 

Caverne è un evento virtuale da vedersi sul monitor del proprio computer. Disegmi di caverne che hanno la caratteristica di essere pieni di link tematici sull'architettura, l'arte Neen e il costume nelle variegate forme di comunicazione di massa. Clicca su "caverne", quì all'inizio, o su in alto nella colonna di sinistra dove stanno gli altri links.

"Sudoku" di Eugenio Sgaravatti

 

 

 

 

 

Il visibile dell’invisibile

di Grazia Sernia

Con interventi di Michele Pisicchio e di Massimo Valente

Acqueforti, acquetinte, colori, tonalità variopinte, superfici, segni, piani, volumi, spazi da scoprire, ricerche complicate su lastre di rame, solchi, scalfiture, sbavature, un mondo dove si rivelano dimensioni affascinanti.

Sembra un approccio mistico, puro frutto di riflessione, le opere di Grazia Sernia sono studi che ti vogliono far capire un messaggio tutto particolare.

Un colloquio che si svolge dentro il colore, proprio come fa il bulino quando scava il metallo.

Con cura sei portato ad assimilare percezioni speciali, attenzioni che non avevi, conosci colori prima trascurati.

Sembra l'evoluzione di quel percorso intrapreso un tempo fa dal pittore tetesco Josef Albers

(Bottrop 1888 - New Haven 1976) quando si trasferì a Dessau nella mitica Bauhaus, ma nelle opere di Grazia Sernia c'è qualcosa di più di un cammino che è andato oltre il messaggio del grande maestro, pure a quell' " omaggio al quadro" del '46 che tanto successo ha dato ad Albers.

In "anastasia"," eudossia","despina", "zaira", "zora", c'è la materia del colore, come se si andasse con una lente del microscopio a verificarne la consistenza.

Vicevarsa c'è l'invisibile, quello che ti immagini, un sogno in un nuovo spazio che abiti con la mente, come far vivere dentro di te una città fatta di piani, angoli, variegati luoghi intriganti.

"Città invisibili" liberamente interpretate in una dimensione visuale, di cui si sente la fervida pregnanza di un Italo Calvino rivisto e corretto dalla capacità che ha la cellulosa di assorbire l' inchiostro dalla lastra di rame.

Nuove plénitudes"

Rossella Pompeo

Il modo immaginifico delle opere di Rossella Pompeo rivela una poetica che spiazza la comune sensibilità di approccio che si dovrebbe avere verso delle realizzazioni ad acquarello.

Bisogna prima conoscerla, sapere che fa sceneggiature teatrali e cinematografiche, leggere le sue poesie e poi, in parallelo, valutare quello che ha steso con i pennelli.

Una complicazione che mette in evidenza un personaggio difficile da valutare, aspetto che accresce l'importanza di un artista che si propone in una veste così intrigante.

Guardando i suoi quadri ho pensato ad un altro personaggio simile per complessità, il grade e famosissimo
Friedensreich Hundertwasser, una follia che ha nell'artistica introspezione onirica un universo vastissimo di emozioni che trasudano di poesia e di fantasiose percezioni.

Gli acquarelli di Rossella vanno oltre il rappresentato, sono viaggi che ti portano lontano, dove la mente dello spettatore fatica a stare dietro se non si è concentrati a seguire il percorso da lei tracciato.

Eppure si presentano leggeri, semplici, quasi giocosi, campiture di colori che sembrano echeggiare lontani ricordi infantili, come in "Avoir peur" un carnevale di personaggi di Marc Chagall deformati in variopinte amebe dai grandi occhi o in "Auberger le temps" dove ambigue figure planano in un fondo marino come sospese a volare in cielo.

Informi figure di un immaginario mondo all'estremo limite della natura e del fantastico, raggiungibili solo se ti metti uno scafandro con tuta da astronauta e approdi nello straordinario pianeta di Rossella Pompeo.

Giovanni Lauricella

 

SEI GOCCE DI PIXEL DOPO I PASTI

di

ALESSANDRO PALMIGIANI

Come poteva fare un hippy degli anni sessanta seguace di Timothy Leary nel dosare LSD per compiere viaggi incredibili, Alessandro Palmigiani, con sofisticati strumenti di computer grafica dosa gocce di pixel nel monitor per esaltare effetti di immagini in foto che solo tale maestria può rendere. Se hai lo sguardo teso ad osservare l'area delimitata in ciò che ti si presenta nelle sue opere, ti trovi la mente in un continuo stimolo sensoriale che ti fa percorrere sentieri fantastici dovuti al cromatismo ottenuto dall'abile uso di software e tecniche informatiche. Opere geniali che sorprendono per l'ampia spazialità , non c'è confine o cornice, molto più di una scenografia, un mondo a parte da scoprire, interessante e bello da vedere.

Giovanni Lauricella

Dal 13 maggio h. 20,30 -22,00 al 20 maggio per appuntamento

 

 La scatola nera

La scatola nera è quella di cui noi tutti sentiamo parlare quando avviene un icidente aereo o di altri mezzi di trasporto che da un pò di anni a questa parte ne sono, pure loro, muniti, come navi treni ecc. Dalle tragiche cronache dei giornali abbiamo imparato cosa contengono: il tracciato di percorso e tutti i comandi dati al velivolo in questione. Uno strumento utile che facilita le indagini. Un indagine che artisti come Massimo De Pascale e Marcella Goa volgono all'intero modo che noi viviamo nelle sue molteplici sfaccettature e negli aspetti più raconditi che caratterizzano i problemi maggiori che questa società subisce.

Come per contrasto abbiamo una "special guest" di incredibile interesse, data la sua riconosciuta notorietà, l'americano Mark Kostabi, artista a 360°, famoso in tutto il mondo prevalentemente per i suoi quadri di richiamo metafisico, visibile in un video di Claudio de Pascale dove suona mirabilmente il piano nella galleria Pio Monti

"Quadrature"

 Si ascrive ad un genere pittorico che ha per oggetto la materia e soprattutto il segno, mentre il colore offre contrasti e sfumature dall'effetto indeciso ma che ti coglie nel profondo,  tale è la luce che emenano. Un segno che spesso diventa traccia alfabetica taglio e scafitura.  In "Quadrature"  si propongono lavori recenti in cui gli elementi sono disposti in modo da suggerire una presentazione di spazi esterni, però in modo ambiguo. Potrebbe essere in realtà un effetto del tutto casuale, involontario. E tuttavia l'illusione rimane. 

Inci/Pit

Luisella Palumbo, Simona Rinelli Ceradini: Inci/Pit
Incisioni di Simona Rinelli Ceradini e pitture di Luisella Palumbo.

"DALL’IMMAGINE AL MOVIMENTO AL SUONO: un triangolo di emozioni di Deborah Messina, danza e Maria Palumbo, spinetta".

 

A cura di Giovanni Lauricella

Domenica 6 Aprile 2008 ore 18,00 e ore 19,00 per la performance.

Dal 6 al 12 aprile 2008
dalle 17,00 alle 19,00 su appuntamento

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Comunicato stampa

 

 

 

Tutte le domeniche due artisti verranno invitati ad esporre nello studio di Giovanni Lauricella, dalle 18,00 alle 22,00, chiamare o scrivere sempre per avere conferma.

Se sei un artista anche tu, scrivici o telefonaci per visionare le tue opere .

Per info. 3934405382 . 

 

 

Giancarlino Benedetti Corcos

 Arte sotto i piedi

 

Pensa con i piedi, libera la testa.

Senti con i piedi diffida dei pensieri

non c'è idea migliore delle proprie sensazioni

lasciati trasportare da quello che assimili con la parte più libera del corpo

Anche se più nascosta, leva le scarpe, leva le calze!

Liberati e sporcati, apprezza quello che offre la terra!

Umiltà che tempra, che edifica le membra,

caldo, freddo, asperità che non conforta,

segui dove ti porta, vai oltre, non importa.

Non ha cognizione di essere,

salvo il fatto che contestualizza con il tatto.

Va dove può, si ferma là dove non può.

Il limite diventa l'ostacolo, l'improbabile, quello che non interessa.

Dove vanno i piedi va la testa e non l'inversoG. L:

 

Arte sotto i piedi

 

L' arte sotto i piedi di antica memoria è forse l’immagine del mito che avevano presente tutti i viaggiatori del Gran Tour che arrivavano in Italia e, sperando di disseppellire arte greco-romana, cercavano di acquisire la classicità a loro necessaria, fenomeno antiquario che ha caratterizzato un arco di tempo assai lungo nella storia dell'arte.

Tutto questo qui non ci interessa…

Arte sotto i piedi è una maniera diversa di interpretare l'arte, da sempre appannaggio di paludati professori, storici d'arte e critici che ne hanno fatto un mondo difficile e troppo lontano dalla mentalità comune per essere da questa capito.

Invece della testa, vogliamo porre la parte inversa del corpo, i piedi, come interlocutori sensitivi ed istintivi dell'uomo.

Abbiamo tanto in vocabolari, enciclopedie, libri e pubblicazioni di ogni tipo sull'arte, che aggiungere scritti al già troppo che si è scritto ha causato il fenomeno della non comprensibilità dell’arte.

Tutti pensano di capire secondo qualche indicazione offerta dall'uno o dall'altro critico di riferimento, ma pochi sanno che cosa è veramente l’arte, rispetto ai i propri criteri assimilativi, che sono poi gli autentici strumenti conoscitivi.

Non ripetere quello che è valido per gli altri, ma seguire il proprio istinto nell'essere quello che si è, di fronte all'opera artistica, con una modalità di approccio semplice, spontanea e disinibita, dà il via ad un processo che forse aprirà alla critica nuovi e insperati confini.

Istinto brutale come conoscenza di prodotti di raffinata cultura? Scavalcamento dello scibile umano con considerazioni superficiali? Risoluzione dell'arte ad un semplice prodotto, per cui, se non se ne è soddisfatti, si potrebbe avanzare l'ipotesi di essere, magari, rimborsati?

Niente di tutto questo. L'arte viene mantenuta comunque a quel livello di produzione umana che è sempre stato valido, ma non più con il filtro di un predicato esterno all'opera in questione, bensì fondato su di un atto autonomo della libera coscienza.

Aggiungo che questo non è nemmeno l'ennesimo fronte di guerra da cui l'arte militante possa partire per uno dei suoi rovinosi assalti. Quello che noi vogliamo è uno spazio interiore di libera cultura, un mondo libero anche dalle parole, che schematicamente opprimono, drasticamente concludono -e forse anche bloccano- la potenzialità del manufatto artistico, che pretende invece di essere lasciato a un giudizio disinibito, e in taluni casi anche immediato.

Un’ arte senza tabù, di cui chiunque abbia "il buon senso" cartesiano possa decidere il valore.

Per gli artisti, per coloro che creano l'opera d'arte, il senso compiuto è nell'efficacia espositiva, in quel soggetto che diventa il centro comunicativo della propria idea, astraendo da tutto quello che normalmente costituisce il prezzo, il mercato, la diffusione, l'influenza, il prestigio ecc. ecc. dell’opera stessa.

Questo scritto, per forza di cose, non può essere esaustivo, perché per ora bisogna intendersi su molte ipotesi qui esposte, veramente problematiche, nel senso che sollevano problemi enormi.

Quella che penso e spero sia la nuova linea di condotta è che si segua la tendenza ad accostarsi sempre di più alle opere artistiche per trarne benefici sempre maggiori.

Un incentivo a frequentazioni di opere artistiche senza indugi e senza pregiudizi, e soprattutto senza le proprie indecisioni.

Individuando nei piedi, la parte di appoggio dell'uomo, agli antipodi della testa, sensibile al suolo dove si poggia e all'ambiente immediatamente circostante, stabilito dal percorso fatto per raggiungere l'opera in questione, faccio di questa parte del corpo una parte espressamente pensante e vitale dell'intelletto, il nuovo centro di sviluppo della conoscenza e della coscienza artistica.

Ci voleva da tempo un processo radicale di cambiamento! Liberi dalla testa e da tutti gli orpelli che hanno ostacolato il processo innovativo insito nell'evoluzione artistica, liberi di sentire come si vuole ogni sensazione artistica.

Avevo definita in prima battuta questa mia concezione con la formula arte con i piedi, ma Angelo Capasso mi ha persuaso a cambiarla in arte per i piedi ;da me erroneamente (o forse freudianamente) fu trascritta come arte sotto i piedi, con uno stimolo polemico in più che darà sicuramente valore aggiunto.

Prima di adesso facevo l'arte con le scarpe chiodate; mi riferisco a una serie di articoli alquanto irriverenti che paradossalmente mi hanno dato credibilità.

Giovanni Lauricella

 attendetevene delle belle....